Marabelli ricorda Bianca Allevi

Posto questo pezzo di Gianfranco Marabelli, che ai tempi della prima DDB lavorò qualche anno con Bianca.

Sono passati oltre trent’anni da allora, quando Bianca arrivò alla prima DDB, quella iniziata da Gianni Pincherle. Me l’aveva presentata Gianni, era amico della sua famiglia.

Rimasi subito conquistato dalla sua aria per bene, dalla sua figura snella e graziosa, dal suo sorriso bellissimo e timido. Per alcuni anni fece la mia “assistente”: così venivano chiamati i giovani che nel reparto creativo affiancavano gli art e i copy. Bianca in DDB è stata per diversi anni una compagna di lavoro deliziosa, fedele, rassicurante e soprattutto un art director di grande sensibilità ed eleganza. Il tratto suo che più ricordo è il rispetto unito alla sua educata timidezza.

Di lei racconto un piccolo episodio che mi pare possa descrivere la sua sensibilità.

Un venerdì mattina arrivando in ufficio e non trovandola chiesi a Mauro Costa, allora condirettore creativo, se aveva sue notizie. Mi rispose che era da un fotografo per seguire uno scatto. Non ricordando nessuna produzione fotografica in progress, chiesi a Mauro di quale scatto si trattasse.

Mi rispose che in realtà era andata a ritirare dei costumi noleggiati per lei e per gli amici perché  nel pomeriggio sarebbero tutti andati a Venezia per il carnevale.

Al suo ritorno pensai di farle uno scherzo, fingere un rimprovero dimenticando, però, il suo candore e usando quella che in DDB, da bravi allievi di Bernbach, chiamavamo “negative approach”, la tecnica dello spiazzamento. La chiamai nel mio ufficio e, chiudendo la porta, iniziai con aria seria il mio sermone – “Bianca tu mi conosci, sai quanto mi piaccia scherzare e trattare il nostro lavoro con un po’ di leggerezza, ma ci sono momenti in cui il mio ruolo mi obbliga ad usare toni seri e fermi. Quindi ricordati, a proposito di questa invenzione dello scatto fotografico per coprire la tua assenza, RICORDATI CHE INNANZI TUTTO VENGONO I TUOI PROBLEMI PERSONALI E POI QUELLI DI LAVORO. Hai capito bene?  PRIMA CI SEI TU… POI, EVENTUALMENTE, IL LAVORO! Spero di non dovertelo ripetere.”

Bianca mi guardava sbalordita e confusa – “Sì, sì… Gianfranco d’accordo, non dubitare…”

Non mi ero accorto che già dalle prime parole lei non seguiva il significato di quello che le dicevo, ma piuttosto era affranta dal tono con il quale le avevo parlato.

Dopo qualche momento entra nel mio ufficio Mauro Costa – “E’ proprio vero che quelli della tua generazione sono dei veri stronzi! Fate i finti democratici, ma poi… Guarda in che stato è ridotta Bianca, cosa le hai fatto?”

Vado da lei e la trovo che stava singhiozzando. Fu davvero difficile scusarmi e spiegarle che era tutto uno scherzo, che in realtà le avevo detto esattamente il contrario di quello che aveva capito, e farle finalmente tornare il sorriso. Il suo bel sorriso dagli occhi chiari. Sono felice, Bianca, nel pensare a come nel tempo hai onorato la nostra professione e  sono anche felice nel pensare che per un “pochetto” ti iniziato io. Ciao Bianca, il tuo sorriso mi accompagna.

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