Siamo uomini o craporali?

Donald Draper (o meglio il suo cuggino italiano, quello che ha creato e gestisce il blog Bad Avenue) ha scritto una lettera aperta a Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano, chiedendogli una presa di posizione su tre problemi che affliggono il settore della Pubblicità italiana (gare selvagge, sfruttamento degli stagisti, dumping dei servizi).

Massimo Guastini gli risponde qui, parlando anche della Crap, l’ormai famosissima “prima agenzia pubblicitaria low cost”.

L’Italia attraverso la Pubblicità: l’Associazione Stampa Estera incontra l’ADCI

L’Associazione Stampa Estera incontra l’ ADCI Art Directors Club Italiano per parlare dell’immagine dell’Italia, la politica, i rapporti fra uomini e donne, l’evoluzione sociale attraverso la comunicazione pubblicitaria.

"Le stelle sono tante, milioni di milioni..."

Ecco una selezione di dichiarazioni durante l’incontro (livetwitting di mizioblog).

Annamaria Testa: “Ogni professionista serio deve sentirisi responsabilizzato. Per questo il Manifesto Deontologico dell’Art Directors Club Italiano
Pasquale Barbella: “Quello delle donne è solo il tema più vistoso, ma ce ne sono molti altri. Non c’è creatività senza intelligenza”.

O’ Brian: “C’è qualche segno che le cose stanno cambiando?” Annamaria Testa: “Sono nell’aria una serie di cambiamenti forti. Certe società sembrano immutabili poi cambiano all’improvviso. Noi possiamo fare la nostra parte. Ci auguriamo chr anche i clienti, i media… facciano altrettanto…”

Massimo Guastini: “Stiamo divulgando il Manifesto Deontoloigco e vorremmo condividerlo con il mondo delle aziende. Stiamo preparando un gruppo di lavoro che produrrà una campagna di sensibilizzazione sul tema del corpo della donna e come viene utilizzato in comunicazione”.

Barbella: “Sono preoccupato dalle cose che si vedono ma altrettanto da quelle che non si vedono. Avete mai visto una badante in uno spot? Siamo vittime del lifestyle. Anoressia come life style…”

Giornalista olandese: “Non è colpa vostra che non siete abbastanza convincenti?”

Annamaria Testa: “Con il manifesto vogliamo arrivare alla gente, perché solo grazie a loro potremmo cambiare: per un cliente vale molto più una massaia di dieci pubblicitari. Per le aziende noi siamo solo fornitori.

Fra le aziende telefoniche, la prima a cambiare atteggiamento è stata Vodafone. L’ultima è stato Tim”.

Barbella: “È l’idea del testimonial che è arcaica. Scegliere una sacerdotessa per veicolare l’immagine del proprio brand è pratica arcaica.”

Vincenzo Guggino, IAP Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria: “Il panorama italiano non è il Far West. Nel 2010 abbiamo bloccato 22 campagne. Molte basate su doppi sensi: ‘te la diamo gratis’, per una macchinetta del caffè… Presto faremo un accordo con la Rai. Rai, Ministero delle Pari Opportunità, Manifesto Deontologico ADCI, qualcosa si sta muovendo…”

Giornalista:  “C’è stato un cambiamento nel numero delle segnalazioni?”

Guggino: “Negli ultimi anni le segnalazioni si sono moltiplicate. Il web, i blog hanno amplificato le coscienze…”

Barbella: “Per cambiare i cliché della pubblicità bisognerebbe inventarsi la satira dell’advertising.”

La pubblicità, il capro espiatorio delle responsabilità dei media

“Dissonanze” parla di comunicazione e rappresentazione della figura femminile. A commento del loro post, bisogna dire che la pubblicità viene spesso presa come bersaglio e capro espiatorio delle responsabilità dei media in generale.

Nel caso della figura della donna, tecnica e prassi della persuasione pubblicitaria prevedono questo:

  • Per vendere alle donne, occorre rappresentare delle donne
  • Per vendere agli uomini, occorre rappresentare degli uomini.

Basta una semplice analisi statistica su una qualsiasi rivista per confermarlo: quando l’annuncio pubblicitario rappresenta una donna o un gruppo di donne, quasi sempre il prodotto venduto è diretto alle donne.

La credenza per cui per vendere una schiuma da barba occorre rappresentare una donna nuda e disponibile è, salvo eccezioni e casi particolari, appunto una credenza: nella storia della pubblicità, per vendere una schiuma da barba gli annunci pubblicitari rappresentano uomini virili, casomai.

I casi che indicano il contrario sono spesso frutto del lavoro di dilettanti o di nuovi entranti nel settore della pubblicità: fotografi di moda, autori di fiction televisive, giornalisti. Ovvero ottimi professionisti nel loro campo che, per motivi contingenti, occasionalmente si occupano di pubblicità senza averne approfondito la preparazione teorica e tecnica, oppure cercando scientemente di creare  “il caso” per avere un’eco mediatica in grado di amplificare una campagna pubblicitaria altrimenti intrinsecamente debole.

Per esempio: lo spot Proraso, uno spot per soli uomini.

Foursquare Day, la prima italiana: si festeggia a Milano e Bologna il 16 aprile.

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Il Foursquare Day è nato l’anno scorso a Tampa in Florida da alcuni utenti in maniera spontanea. Quest’anno Foursquare ha deciso di rendere ufficiale il giorno 16 Aprile (4/42: il  quarto mese dell’anno, il quarto giorno al quadrato – 4 squared) come la data in cui si celebra il Foursquare Day e di festeggiarlo assieme alle sue community con tanto di badge dedicato e di gadget per gli eventi certificati.

Per chi ha sentito parlare di Foursquare distrattamente questo non gli dirà nulla, ma per i pionieri che hanno incominciato a sperimentare e a usarlo tutti i giorni e si sono intossicati è giunto il momento di festeggiare alla grande: il Foursquare Day quest’anno si terrà anche a Bologna e Milano.
Milano è già la terza città al mondo per numero di partecipanti previsti ed un bel segnale di interesse verso l’applicazione in una penisola che a volte sembra poco sveglia ma che è comunque ben attrezzata in fatto di smartphone.

La partecipazione di Bologna è riservata a 50 persone (le informazioni qui) mentre è apertissima quella di Milano.
A partire dalle 19, in Via Tortona 37, presso il Tweet Bar di Y&R, gli 4squared e chiunque ne voglia sapere di più è invitato a partecipare (potete pre-registrarvi qui), per una birra in compagnia a parlare di di geolocalizzazione, di location-based, di community, app, mobile e sn, e delle loro applicazioni in advertising, ma soprattutto per conoscere di più Foursquare, un social network che, con una crescita del 3200% nel 2010, ha ora 8 milioni di appassionati nel mondo.

L’ADCI che patrocina l’evento continuando a subire il fascino delle nuove tecnologie, invita tutti i soci sabato 16 aprile per un check-in in via Tortona 37 a Milano.

In attesa di fare check-in alla sede del Club, alle Giurie o alla prossima assemblea, ci vediamo là?


A Bologna il 4SQDay è organizzato dall’Osservatorio Foursquare Italia, Mimulus e we are social.
A Milano da Y&R Brands, Hagakure e Ambito5.

Manifesto Deontologico ADCI: le reazioni in rete e stampa online

Affari Italiani 4 aprile 2011 “Donne e pubblicità/ L’Art Director’s Club Italiano presenta a Roma il Manifesto deontologico per promuovere un cambiamento positivo nella comunicazione”

Donald Draper Bad Avenue 4 aprile 2011 “Manifesto Deontologico ADCI.”

Youmark 4 aprile 2011 “Ecco il manifesto ADCI per una pubblicità etica. Al via una campagna di sensibilizzazione.”

Giovanna Cosenza Disambiguando 4 aprile 2011 “Il Manifesto Deontologico di alcuni pubblicitari.”

Creatività italiana 4 aprile 2011 “Presentazione del Manifesto deontologico ADCI.”

Mediakey 4 aprile 2011 “Il Manifesto Deontologico ADCI”

Comunicavanelli 4 aprile 2011 “L’immagine della donna e il codice deontologico ADCI-Intervista ai redattori”

Nicoblog 4 aprile 2011 “ADCI e il manifesto deontologico”

Creativo per caso 4 aprile 2011 “Manifesto Deontologico ADCI e intervista a Massimo Guastini e Annamaria Testa”

Queste sono le prime reazioni in rete alla presentazione del Manifesto Deontologico ADCI (qui altre info e il link per scaricarlo). Chi ha altri link e segnalazioni è pregato di farlo indicandolo nell’area dei commenti.

Il Manifesto Deontologico ADCI: la sintesi di 25 anni di buon lavoro, e le linee guida per un lavoro migliore nel futuro.

Lunedì 4 aprile 2011 verrà presentato al Consumers Forum, come già anticipato qui, il Manifesto Deontologico dell’Art Directors Club Italiano. La presentazione avrà luogo nell’ambito del Convegno “Il consumo dell’immagine della donna” a cui interverranno, tra gli altri, Emma Bonino (Senato), Linda Laura Sabbadini (Istat), Vincenzo Giuggino (IAP), Teresa Petrangolini (Cittadinanzattiva), Rosario Trefiletti (Federconsumatori), Cristina Molinari (Pari o Dispare). E’ stata invitata il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

Massimo Guastini e Annamaria Testa, presenti per l’Art Directors Club Italiano, illustreranno i contenuti del Manifesto Deontologico che riassume i valori della pubblicità corretta secondo l’Art Directors Club Italiano, come viene dimostrato anche dalla migliore pubblicità italiana premiata nei 25 anni di attività del Club.

Il manifesto è stato scritto da Pasquale Barbella, Massimo Guastini, Maurizio Ratti e Annamaria Testa (in ordine alfabetico), e visto dai Past President ADCI Fritz Tschirren, Gavino Sanna, Aldo Biasi, Franco Moretti, Milka Pogliani, Lele Panzeri, Maurizio Sala, Marco Cremona.

Il Manifesto è scaricabile qui in formato PDF: Manifesto_Deontologico_Adci_ITA

Qualche gluteo in meno e qualche idea in più?

Il mitico Pasquale Barbella, in un one-liner nella mailing list dell’ADCI, ci regala il link a questo articolo de La Ventisettesima Ora del Corriere della Sera che voglio condividere con voi.
L’attuale Consiglio, approvando totalmente il Programma di Massimo Guastini e con le azioni successive, si è dato parecchio da fare su questo tema e lo leggete anche in questo blog.

Mi piace l’iniziativa delle ragazze di Non chiederci la parola, casa di produzione video che ha come obiettivo raccontare il mondo attraverso gli occhi delle donne con autenticità, ironia e leggerezza.

Mi piace che non vogliano accontentarsi del trucco anni ’80 insegnato nelle scuole di pubblicità: «Se non avete idee, mettete una donna o un bambino» e visto che “a mettere freno sui bambini ci ha pensato qualche legge”, come dicono nell’articolo, a mettere freno all’abuso del corpo della donna in pubblicità mica dovrà pensarci solo Massimo e il Consiglio ADCI?

Il link al sito delle ragazze è qui.

Secondo me il post precedente non risponde esattamente alla realtà.

All’interno di un consiglio ci sta a non essere d’accordo sempre con tutti e su tutto.

Io non sono d’accordo con quello che scrive nel post precedente Gianni Lombardi: gliel’ho espresso per mail, glielo esprimo adesso pubblicamente. Trovo che il clima intorno all’ADCI sia buono, sento finalmente un’energia positiva, incontro persone che mi danno ottimismo.

Ho iniziato il recruiting per la Portfolio Night e la risposta è stata incredibile: su 30 mail che ho spedito, ho ricevuto solo un no  e 3 astenuti.

Non vedo da nessuna parte una fronda di nemici.

Gli anonimi di Bad Avenue? Una percentuale minima di troll che ci sono sempre stati nella blogosfera e che sempre ci saranno. E sono convinto che DD stia godendo di tutta l’attenzione che gli stiamo dedicando.

Insomma, come direbbe Pippo Baudo mi dissocio dal post precedente.

mizio

Chi ha paura dell’ADCI?

Il nuovo Consiglio ADCI è stato eletto da solo un mese, però sta già emergendo una fronda di avversari che, lungi dall’uscire allo scoperto, criticano sottacqua coperti dall’anonimato utilizzando l’area dei commenti offerta un po’ troppo liberamente da Bad Avenue.

Chi ha critiche rilevanti è benvenuto e, come già dimostrato dai fatti, Massimo Guastini e i Consiglieri chiamati in causa risponderanno, preciseranno, prenderanno atto anche delle critiche (solo chi non fa non sbaglia).

Gli esperti di pettegolezzi e frecciate anonime, invece, andrebbero emarginati.

Per vedere cosa ha fatto e cosa farà il Consiglio Direttivo ADCI, basta invece seguire questo blog, la sua rassegna stampa, le attività del ConsiglioPremi e concorsi (Award) e le altre categorie.