“Dissonanze” parla di comunicazione e rappresentazione della figura femminile. A commento del loro post, bisogna dire che la pubblicità viene spesso presa come bersaglio e capro espiatorio delle responsabilità dei media in generale.
Nel caso della figura della donna, tecnica e prassi della persuasione pubblicitaria prevedono questo:
- Per vendere alle donne, occorre rappresentare delle donne
- Per vendere agli uomini, occorre rappresentare degli uomini.
Basta una semplice analisi statistica su una qualsiasi rivista per confermarlo: quando l’annuncio pubblicitario rappresenta una donna o un gruppo di donne, quasi sempre il prodotto venduto è diretto alle donne.
La credenza per cui per vendere una schiuma da barba occorre rappresentare una donna nuda e disponibile è, salvo eccezioni e casi particolari, appunto una credenza: nella storia della pubblicità, per vendere una schiuma da barba gli annunci pubblicitari rappresentano uomini virili, casomai.
I casi che indicano il contrario sono spesso frutto del lavoro di dilettanti o di nuovi entranti nel settore della pubblicità: fotografi di moda, autori di fiction televisive, giornalisti. Ovvero ottimi professionisti nel loro campo che, per motivi contingenti, occasionalmente si occupano di pubblicità senza averne approfondito la preparazione teorica e tecnica, oppure cercando scientemente di creare “il caso” per avere un’eco mediatica in grado di amplificare una campagna pubblicitaria altrimenti intrinsecamente debole.
Per esempio: lo spot Proraso, uno spot per soli uomini.