Oliviero Toscani riempie un vuoto, che i pubblicitari “seri” gli hanno sempre lasciato libero

Oliviero Toscani nel panorama dei media italiani, riempie un vuoto che in venti anni nessun grande pubblicitario italiano ha saputo o voluto riempire.

Stampa e tv, quando vogliono intervistare un pubblicitario, in genere non sanno a chi rivolgersi. Nel panorama mediatico italiano c’è un vuoto, quello del “pubblicitario autorevole” che sappia parlare di pubblicità al grande pubblico. Anni fa avrebbe potuto essere Gavino Sanna, se non fosse che i colleghi gli sparavano alle spalle. Avrebbe potuto essere, con maggiore facilità, autorevolezza e capacità divulgativa, Emanuele Pirella, che però ha sempre preferito mantenere un basso profilo personale. E probabilmente aveva ragione lui, ha evitato le pallottole e le coltellate alla schiena.

Oggi un pubblicitario di peso che abbia visibilità anche fuori dall’ambiente è Lorenzo Marini, titolare dell’omonima agenzia di pubblicità, e co-autore di una trasmissione radio, “Il giorno della marmotta” che probabilmente è l’unico spazio di divulgazione del nostro mestiere al  di fuori delle testate di settore. Ma anche Lorenzo Marini preferisce tenere un basso profilo, per evitare le pallottole amiche che subito fischiano quando ce n’è l’occasione.

Un altro professionista affine che ha o potrebbe avere peso è Klaus Davi, ex pr di Gavino Sanna, e oggi anche opinionista tv. Anche lui viene fatto oggetto di tiro a segno non appena possibile: basta nominarlo per avviare il coro di critiche (generalmente confidenziali e anonime).

Come categoria dovremmo riflettere sul fatto che non riusciamo ad esprimere figure autorevoli, quando le esprimiamo non le sosteniamo, e i soli dibattiti vivaci sono quelli sui premi, sulle campagne finte e quelli di frecciate anonime come i thread che fioriscono in Bad Avenue.

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2 pensieri su “Oliviero Toscani riempie un vuoto, che i pubblicitari “seri” gli hanno sempre lasciato libero

  1. Lombardi afferma cose “storicamente” giuste: a parte Sanna, Pirella, Mignani, Barbella e Annamaria Testa, quando i giornalisti delle testate importanti volevano sapere qualcosa sulla pubblicità, salvo sporadiche eccezioni, i nostri maratoneti della creatività semplicemente non venivano interpellati. Unico outsider: lo scattista Toscani. La sua atipica posizione nasce da quattro motivi: 1) Il suo “giro” è la moda – non la pubblicità. 2) Grazie alle sue trovate gode da sempre di un’immagine di ribelle simpatico e maudit. 3) Parla in modo semplice e chiaro. 4) E’ polemico di default.
    Parliamo però di persone che erano o sono tutte delle star. In modo evidente oppure discreto, ciascuno di loro aveva dato l’imprinting a un’epoca, a uno stile, a una squadra allargata. Oggi, Pasquale Barbella preferisce stare un po’ defilato e quando i media vogliono sapere “come la pensano quelli della pubblicità”, si rivolgono ad Annamaria. E’ una studiosa sempre molto aggiornata e attenta, gestisce uno splendido sito (“Nuovo & Utile”) e ha pubblicato un sacco di libri (l’ultimo, “La trama lucente”, è un autentico compendio storico e scientifico sulla creatività).
    Che invece i gazzettari più frettolosi e superficiali, si rivolgano a uno come Toscani, è naturale. Per loro la pubblicità vuol dire ancora slogan, modelle, sconto, testimonial, spot. Per contro, nel campionato di serie A della nostra creatività, mancano i player che nei confronti dei clienti, dei grandi media, delle istituzioni e della politica sappiano pronunciare dei memorabili no.
    Sulle opzioni alternative, i nomi sono quelli: Barbella e Marini (alte), Davi (bassa). Faccio questa distinzione perché Klaus Davi non è un pubblicitario, ma un P.R. – peraltro vanitosamente compromesso con il peggior trash tv.
    Sarebbe bello, utile, auspicabile, forse è addirittura imminente, che un “pubblicitario” (termine sempre più riduttivo) dell’area web, del digitale, della telefonia, del virale… si confermasse non solo come un clamoroso ribaltatore della routine, ma anche come un eccellente divulgatore. L’ideale sarebbe un creativo, coraggioso, abile e cocciuto, che scrive come Roberto Saviano, parla come Matteo Renzi e seduce come la Pimpa di Altan.

    • Il mio punto è che Gavino Sanna, che aveva una strategia di pubbliche relazioni, comunque non è stato sostenuto dai colleghi. Gli altri, anche giustamente, non hanno o non avevano una strategia di pr. È legittimo, perché non tutti vogliono fare i parafulmini mediatici. Ma:

      1. A livello di settore è un problema.
      2. Forse, sulla preferenza a stare defilati, pesa anche il fatto che i colleghi sparano alle spalle spesso e volentieri.

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